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Viterbo: interessante convegno di Forza Italia sulla Riforma della Rappresentanza Militare con la presentazione del d.d.l. Marini

Il 6 luglio u.s. presso il centro congressi “Domus Aurea” di Bagnaia a Viterbo, l'UNUCI locale ha organizzato un incontro sulla riforma della Rappresentanza Militare alla presenza del Presidente della Commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio, del sen. Giulio Marini e dell’euro parlamentare di Forza Italia Antonio Tajani.

L’iniziativa, sebbene organizzata in modo indipendente, era targata Forza Italia; infatti tutto ruotava intorno al d.d.l. A.S. 1688 che il Senatore Marini (FI) (ex Presidente della Provincia di Viterbo) ha presentato in Commissione Difesa del Senato sulla riforma della Rappresentanza Militare.

Va notato che il p.d.l. è stato presentato come una sorta di testo unificato che cerca di fare l’estrema sintesi delle proposte in materia presentate fino ad ora dai vari partiti.

Premesso che la posizione politica di Forza Italia esclude esplicitamente la soluzione sindacale, il sen. Marini ha poi detto che il suo sforzo è stato concentrato su due direttici:

1. il riconoscimento del ruolo di parte sociale al Cocer

2. riconoscimento del diritto associativo al personale militare.

Sono intervenuti successivamente l’euro parlamentare Tajani ed il Sen De Gregorio che, fatte salve le loro riserve sulle libertà sindacali, si sono dichiarati disponibili ad approvare in tempi brevi una riforma della Rappresentanza Militare caratterizzata dalle proposte del d.d.l. Marini sul quale, sembrerebbe, esserci la disponibilità favorevole dei parlamentari dell’Ulivo.

Alcuni rappresentanti di AMID sono intervenuti alla discussione che è seguita alla presentazione del d.d.l. facendo presente che:

1. AMID esprime la sua netta preferenza per una soluzione di tipo sindacale la sola in grado di poter assicurare una concreta soluzione alla richiesta di diritti e di tutela del personale militare e di adeguare l’ordinamento in materia in Italia a quello dei paesi europei più avanzati;

2. una qualsiasi riforma della Rappresentanza Militare, se ne preserva la sua caratterizzazione interna all’ordinamento militare, rischia di vanificarne l’efficacia avvicinandola di molto a quello che in genere viene definito un “sindacato giallo”, notoriamente vietato dalla legge;

3. comunque veniva apprezzata l’evoluzione della linea politica di Forza Italia che finalmente è disposta a riconoscere il diritto di associazione anche per il personale militare abolendo l’art. 8 della legge 382/1978 in considerazione che stando all'opposizione è sicuramente più motivata a spingere su riforme rispetto a quando magari era al Governo;

4. in ogni caso l’impostazione introdotta dal d.d.l. del sen. Marini è il risultato minimo che la stragrande maggioranza del personale militare è disposto ad accettare tenuto conto della conclamata inutilità dell’attuale sistema della Rappresentanza Militare.

Una considerazione finale sull’argomento: se questa pseudo riforma, ancora tutta da verificare, è la massima espressione riformatrice in grado di essere approvata dall’attuale quadro politico, sarà comunque necessario vigilare affinché non si determini la condizione che la montagna partorisca il classico topolino sotto la pressione dei noti ambienti politico militari che si oppongano ad aperture di qualsiasi natura!

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Il comunicato di Forza Italia

Viterbo: Sicurezza e difesa


Con la scusa del dissesto finanziario la politica economica attuata dal Governo Prodi non lascia spazio a interventi nel settore della sicurezza e della difesa.

Lo ha denunciato ieri il senatore Sergio de Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato, suffragando con dati e cifre le sue affermazioni.

“30.000 volontari, militari già formati professionalmente, mandati a casa.

30.000 milioni di euro in immobili di proprietà del comparto, espropriati in un soffio.

In Afghanistan, in Libano, in Kossowo, il militare italiano fa gli straordinari, cucinando, facendo le pulizie e rammendandosi da solo la divisa perché non ne ha una di ricambio come il soldato francese, inglese, americano.

Basterebbero 400 500 milioni di euro per risolvere alcune criticità, almeno quelle più imbarazzanti, ma il governo dice di non averli.

Poi finanzia l’industria bellica spendendo ben 13 milioni di vecchie lire.

Soldi che forse potevano essere utilizzati meglio, se non altro per restituire dignità ai nostri soldati abituati, per deformazione professionale, ad accettare in silenzio senza protestare, pur avendo i loro diritti”

Nonostante il carattere militare si tratta sempre di lavoratori, anche se con particolarità specifiche.

Dato, questo, percepito chiaramente dalla Commissione Difesa del Senato che, ad un mese dall’insediamento ha iniziato a lavorare immediatamente in due direzioni precise: Il riconoscimento della specificità e la rappresentanza militare.

“Non è possibile - ha continuato il senatore De Gregorio - che con tre legislature non si è riusciti ad elaborare un documento condiviso sulla rappresentanza militare. La sinistra radicale spinge per una soluzione fortemente sindacalizzata, ma io credo che la via da seguire debba essere più moderata. Su questo punto sembra d’accordo anche la sinistra meno radicale di centro. Questo disegno di legge, presentato dal senatore Marini, è un punto di partenza.

Una bozza che centra bene quelle che sono le necessità, i punti salienti, da affrontare e analizzare nel prossimo tavolo tecnico sull’argomento.

Quel che è certo, è che io voglio arrivare in questa legislatura ad una soluzione definitiva per la rappresentanza militare, perché non si può giustificare un’impasse su un argomento così importante e in definitiva così semplice da risolvere per più di quindici anni, solo perché ogni volta si creano delle spaccature”.

Nel disegno di legge presentato il senatore Marini rileva, tra le altre cose, il riconoscimento diparte sociale alla rappresentanza militare, conferendogli così una capacità negoziale nel momento in cui si vanno a trattare con istituzioni ed enti i propri diritti e le proprie aspettative.

Viene inoltre riordinato un po’ tutto l’apparato organizzativo, definendo le possibilità e le modalità con cui gli organi della rappresentanza militare instaurano rapporti con il Parlamento, il Governo, le autorità politiche ed amministrative, nazionali e locali.

Viene rivisto quindi anche il ruolo del Consiglio centrale della rappresentanza militare (COCER) che si articola a cascata a livello territoriale e funzionale, comunque assicurando adeguata partecipazione a tutte le forze armate e militari.

Interessante anche il contributo di Antonio Tajani che, in veste di membro della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, ha evidenziato l’orientamento comunitario verso la formazione di un unico corpo di Polizia Europea.

Il primo passo è stato quello di creare la Gendarmeria Europea e il Coescu. Insediatesi già a Vicenza rappresentano il futuro della forza di Polizia militare.

Tajani a questo proposito ha evidenziato come anche alle forze armate sia richiesto sempre più un contenuto altamente professionale.

“Questi militari – ha dichiarato Tajani - seguono una preparazione che comprende anche la conoscenza delle lingue e dell’informatica.

I requisiti più richiesti anche in campo militare sono la professionalità e la specializzazione”.

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