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Associazione per i Militari Democratici
Cecchignola, un disegno di legge in Senato può mettere all'asta un terzo degli appartamenti già abitati PDF Stampa E-mail
Case militari, rischio sfratto.Molti alloggi sono vuoti e potrebbero essere usati dalle forze armate.
Contraddizioni e confusione sulle case della Difesa e loro vendita.

Circa 4000 appartamenti, oggi abitati, potrebbero infatti finire in vendita all'ast
A prevederlo è un disegno di legge nei prossimi giorni all'esame del Senato.
Con ovvie conseguenze: tante famiglie verranno sfrattate.
Oltretutto altrettanti alloggi, ugualmente preziosi per le esigenze delle forze armate, sono vuoti e del tutto inutilizzati.
C'è un esempio tutto romano, alla Cecchignola, dove le palazzine destinate ai militari sono inutilizzate almeno per un terzo.
La nuova proposta normativa non tiene poi conto che un altro dispositivo è all'esame del Parlamento e contempla misure ben diverse.
Oggi è in vigore la legge 244 che prevede come gli attuali utenti abbiano un diritto di opzione
In più, sempre con questa prescrizione, si sta approvando il Regolamento attuativo per le vendite di tali immobili, il cui schema è stato esaminato dal Cocer che, è vero, lo ha respinto, ma è ancora possibile aggiustarlo.
Contemporaneamente, è stato presentato alla Commissione Difesa del Senato il Ddl 151 che parte da un assunto che contraddice la legge vigente e lo stesso Regolamento attuativo: gli «abusivi», i senza titolo, non contano più e i loro alloggi dovrebbero andare all'asta senza nessun diritto di opzione e di prelazione.
Nelle premesse del nuovo disegno è scritto che «non si può non prendere atto che ormai da lungo tempo i circa quattromila alloggi occupati non sono disponibili e, quindi, funzionali alle esigenze alloggiative del personale militare in servizio», perciò vanno collocati nel mercato, tutelando solo coloro che sono in situazioni economiche particolari o con componenti della famiglia in disabilità.
Il 90% delle risorse ricavate andrebbe alla Difesa, cosa buona, utile per l'acquisto di nuovi alloggi e scelta di aree di nuova edificazione grazie anche alla partecipazione della rappresentanza del personale militare.
Eppure quei 4000 alloggi ci stanno già, in buona parte a Roma, vuoti, in attesa di residenti, alcuni bisognosi da tempo di manutenzione.

Giuseppe Grifeo da Il Tempo

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Il commento di CASADIRITTO

Le contraddizioni epocali che conducono alla disinvolta gestione degli alloggi della Difesa, ormai evidenziate anche sul piano parlamentare, visto che è stato dato il "placet", anche se a livello di Commissione Difesa del Senato, al DDL 151, vengono ben evidenziate dall'esperta penna del dr. Giuseppe Grifeo, con un articolo che compare sull'importante quotidiano di Roma "Il Tempo" del giorno 26 aprile u.s.
Pensiamo che certi giochetti non aiutino nessuno, né la Difesa né gli utenti, né tantomeno i giovani militari che un alloggio lo desiderano.
Un altro motivo per accelerare l'auspicato incontro con il Sottosegretario per la Difesa On. Crosetto, per entrare finalmente nel merito del Regolamento previsto dalla Legge 244, senza inutili distrazioni e manovre depistanti.
Sul piatto c'è il futuro di migliaia di famiglie.

Sergio Boncioli
Coordinatore Nazionale CASADIRITTO

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25 aprile il Presidente Napolitano: Italia può contare sui suoi militari PDF Stampa E-mail
Superare la crisi attuale perchè nasca una società più giusta.
Dedica un passaggio del suo discorso a Mignano Montelungo per il 25 aprile all'impegno delle Forze armate in Italia e nelle missioni all'estero il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Dal Sacrario del piccolo paese in provincia di Caserta Napolitano, che è stato accompagnato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, indirizza "un messaggio di forte apprezzamento e vicinanza alle Forze armate che assolvono i compiti a loro assegnati alla Carta costituzionale con alto senso del dovere e ammirevole, moderna preparazione".
Le Forze armate, aggiunge Napolitano, "si distinguono nella partecipazione a importanti missioni internazionali per la pace, la stabilità, il progresso in diverse, critiche zone del mondo".
"L'Italia - conclude il presidente - può contare sui nostri militari e su tutti i cittadini per quella mobilitazione consapevole che oggi si impone al fine di superare la grave crisi attuale perchè ne scaturisca una società più dinamica, più aperta e più giusta".

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Contro il ddl sulla Sicurezza, immigrati e “ronde” Presidio della CGIL alla Camera dei Deputati il 29 aprile dalle ore 10,30 PDF Stampa E-mail
Si è tenuta il 22 aprile u.s. la prevista audizione presso le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia, della Camera dei Deputati, sul Disegno di Legge C.2180 sulla Sicurezza. Per la CGIL hanno partecipato Pietro Soldini e Marcello Tocco.
Da questo DdL sono state stralciate le norme, approvate dalla Camera l'8 aprile scorso, sulla violenza sessuale, e la introduzione del reato di stalking (molestie e persecuzione).
L'azione di dissenso e contrasto agli originari contenuti di quel decreto legge ,manifestato dalla nostra organizzazione e dalla opposizione in parlamento e il diffuso allarme sociale e democratico, ha ottenuto il primo risultato di impedire l'approvazione in quel Decreto,oggi identificato con il N. 1505, dell' obbligo per i medici di denunciare il cittadino straniero immigrato clandestino, il prolungamento della detenzione nei CIE degli immigrati clandestini e la vergognosa istituzione per decreto delle cosiddette "ronde". Naturalmente queste norme, cancellate dal Decreto 1505, ritornano nel testo dell'originario Disegno di Legge C.2180. E' proprio su tutta questa materia e sull'insieme delle norme contenute nel DdL sulla sicurezza che si è svolta ieri l'audizione delle Commissioni della Camera.
Ci rendiamo conto della complessità di tutte queste spiegazioni tecniche, ma a questo ci costringono i contorcimenti di una maggioranza che deve la sua tenuta ad un continuo soddisfacimento delle richieste politiche della Lega e alle sue esigenze elettoralistiche.
Per la CGIL abbiamo espresso il nostro vivissimo dissenso su tutto il DdL e in particolare sulla compressione dei diritti dei cittadini stranieri nel nostro paese che di fatto sono costretti alla clandestinità fin dalla nascita e fino alla morte, per l'impossibilità dei genitori e familiari clandestini e quindi privi di documenti regolari, di denunciare allo stato civile,le nascite e i decessi.
Abbiamo chiesto: la chiusura dei CIE e di conseguenza la cancellazione del prolungamento della disumana detenzione in quei luoghi,senza una formale sentenza di alcun giudice e la cancellazione di tutti gli odiosi aumenti delle tasse, per la concessione anche agli stranieri regolari del legittimo permesso di soggiorno.
Naturalmente come prima cosa abbiamo chiesto la cancellazione del reato di immigrazione clandestina, da cui discendono tutte queste norme intollerabili e razziali, e della conseguente aggravante penale della clandestinità. Abbiamo avanzato questa motivata richiesta, perché se fosse introdotto questo reato nel nostro ordinamento, sarebbe del tutto inutile l'intesa fatta nella maggioranza di governo, molto propagandata sui giornali, di ripristino del divieto per i medici di denuncia dello straniero clandestino.
La permanenza del reato penale di immigrazione clandestina, obbligherebbe comunque il medico, secondo le norme dei Codici di Procedura penale e Penale,ad avanzare la denuncia di chi ricorre alle sue cure in stato di reato penale flagrante, che emergerebbe alla semplice richiesta delle generalità presso il Pronto Soccorso.
Su tema delle ronde abbiamo espresso la nostra fermissima opposizione sul piano costituzionale e meramente operativo, per la inutile interferenza con l'azione delle forze dell'ordine sul territorio e la impossibilità di garantire la neutralità politica di tali associazioni e dei loro appartenenti.
Abbiamo sollevato un allarme sul tentativo di ridurre i poteri del la Direzione Nazionale Antimafia, come denunciato anche dal direttore Dott. Piero Grasso con un irresponsabile emendamento presentato addirittura dallo stesso Governo.
Alla audizione erano presenti rappresentanti di altre confederazioni, di tutti i sindacati di polizia e delle organizzazioni e dei sindacati dei medici. Tutti hanno espresso con varie motivazioni un gravissimo dissenso sui contenuti del Disegno di Legge. La CGIL nazionale ha presentato ai presidenti delle Commissioni una nota, con la motivazione del nostro profondo dissenso,che vi alleghiamo.
La prossima settimana il Decreto di Legge C. 2180 va in discussione in aula, per l'approvazione definitiva, dopo l'approvazione del Senato, a meno di modifiche.
E' necessario esprimere il dissenso della nostra Organizzazione e a questo scopo la CGIL promuove un presidio davanti alla Camera dei Deputati in Piazza Montecitorio, con inizio alle ore 10,30 del 29 aprile c.m..
Invitiamo le altre Organizzazioni sindacali e le Associazioni a partecipare al presidio come già facemmo per il 18 dicembre prima della approvazione del DdL da parte del Senato.
Invitiamo tutte le strutture a partecipare al presidio e ad organizzare nelle altre regioni più lontane presidi davanti alle Prefetture.

Cordiali saluti
Ufficio immigrazione                 Ufficio Sicurezza e Legalità
Pietro Soldini                                  Marcello Tocco

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AUDIZIONE DELLE COMMISSIONI AFFARI COSTITUZIONALI E GIUSTIZIA
DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DEL 22 APRILE 2009
SUL DISEGNO DI LEGGE C.2180

NOTA DELLA CGIL

La CGIL come già ha anticipato all'On. Presidente della Camera dei Deputati e a voi On. Presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia è sostanzialmente contraria ai contenuti del disegno di legge C. 2180, oggetto del la vostra cortese audizione. Accludiamo le lettere della Segreteria Confederale, con cui abbiamo già espresso questo dissenso su molti aspetti del DdL e la preoccupazione per la messa in discussione di alcuni diritti fondamentali che avverrebbe con la eventuale approvazione dell'articolato del DdL.
In particolare esprimiamo la nostra contrarietà ai seguenti principi contenuti nel Disegno di Legge C. 2180:
- Respingiamo la introduzione nel nostro ordinamento del reato di immigrazione clandestina e della conseguente aggravante penale, per reati compiuti dallo straniero clandestino. Questi ci sembrano concetti in palese contrasto con i principi costituzionali e dei diritti fondamentali della persona.
- Pur condividendo l'inasprimento delle misure per l'applicazione dell'art.41 bis, in rapporto alla necessità di intensificare il contrasto alle mafie, e l'inasprimento della normativa tesa al recupero dei beni confiscati alle mafie da parte terzi aventi diritto, ci sembra che manchi la istituzione, invocata da più parti, anche da organi costituzionali come il CNEL, di una Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie, alle dirette dipendenze dalla presidenza del Consiglio o del Ministro dell'Interno, mentre viene mantenuta la inefficace gestione da parte del Demanio dello Stato.
- I contenuti dell'art.45 sono da noi respinti in maniera categorica, perché configurano una insopportabile compressione dei diritti fondamentali per i cittadini extracomunitari presenti sul nostro territorio nazionale. Vanno respinti tutti gli odiosi aumenti del pagamento di tasse per la concessione dei permessi di soggiorno. Non solo non va prevista nessun prolungamento di permanenza nei CIE, ma va annullato il principio,molto simile alla detenzione preventiva e senza un giudizio motivato di un magistrato, della permanenza degli extracomunitari in queste strutture e in conseguenza va prevista la chiusura dei CIE.
Va assolutamente cancellato il paragrafo t) di questo articolo n. 45 e ripristinato così il divieto assoluto per i medici e i parasanitari di denunciare lo straniero, anche se clandestino, che richiede cure sanitarie. Infatti non è vero che non ci sarebbe l'obbligo di denuncia da parte dei sanitari, se venisse approvato tale paragrafo, perché il combinato disposto della normativa prevista dagli art. 331 del Codice di Procedura penale e del 361 del Codice Penale, con l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, determina, se esso è perseguibile d'ufficio, per il medico del SSN, un obbligo e non una facoltà di denunciare il paziente clandestino alla autorità giudiziaria. Questo pericolo per lo straniero determina anche la necessità di evitare le strutture sanitarie pubbliche e legali e la conseguente pericolosissima clandestinità, della malattia e della cura, con gravi rischi per il diritto alla salute dei singoli e per la sicurezza sanitaria della collettività.
Riteniamo altrettanto grave, sempre nell'art 45, l'estensione dell'onere di esibizione del titolo di soggiorno ai fini del perfezionamento degli atti di stato civile, che precluderebbe di fatto, la registrazione della nascita e della morte, il riconoscimento dei figli naturali ed il matrimonio.
- Respingiamo anche la istituzione del registro per i senza fissa dimora, prevista dall'art.50, è una norma di cui non si ravvede la necessità, ma aumenta costi e incombenze inutili per le forze di polizia nazionali e locali, già private di ingenti risorse.
- L'art.52 prevede la autorizzazione da parte del sindaco della costituzione di associazioni di cittadini che abbiano il compito di segnalare alle forze di polizia eventi che possano recare danno alla sicurezza urbana e situazioni di disagio sociale.
Si istituiscono in pratica le cosiddette ronde di cittadini. Siamo contrari a questa decisione. In primo luogo perché giuridicamente inutile, perché già oggi un qualsiasi cittadino può segnalare alle forze dell'ordine il compimento di un qualsiasi reato. Se questo diritto -dovere viene esteso dai singoli ad organizzazioni di privati cittadini, allo scopo costituite si lede un principio fondamentale dello stato di diritto democratico e cioè, che solo lo Stato ha il monopolio costituzionale e giuridico del controllo del territorio, della sua sicurezza e della garanzia della sicurezza per tutti i cittadini e questo compito va esercitato da strutture dello stato, che siano indipendenti, non abbiano alcun rischio di appartenenza politica e siano elemento di garanzia per tutti e possano provenire per esercitare i loro compiti istituzionali da qualsiasi regione e città del territorio nazionale. Inoltre già vi sono stati evidente fenomeni ed episodi di intralcio al lavoro delle forze di polizia da parte di ronde già operative, per la manifesta incapacità ed approssimazione professionale della loro attività, che più che di ausilio è risultata di intralcio alla polizia. Inoltre nessuno può garantire la neutralità politica di tali associazioni e il rischio di gravi incidenti e lesioni per gli appartenenti alle associazioni e per i cittadini italiani e stranieri che fossero oggetto della inesperienza e impreparazione tecnica di tali associazioni e dei loro associati.
Infine anche se la norma recita che non vi deve essere alcun costo aggiuntivo per la finanza pubblica, non si comprende come potranno operare tali associazioni autorizzate dal sindaco. Si apre così una preoccupante possibilità al finanziamento privato di tali associazioni e della loro attività.
Abbiamo inteso con questa nota mettere in luce gli aspetti salienti e più rilevanti dei motivi del nostro dissenso sull'insieme delle norme contenute nel DdL C.2180 che restano tutte valide anche se su alcuni parziali aspetti abbiamo espresso il nostro consenso, anche quando furono stralciate e approvate con altro provvedimento del Parlamento, come sull'inasprimento delle pene e della detenzione per i delitti di violenza sessuale e contro i minori e per quelli presenti nel DdL in discussione di inasprimento della lotta alla mafia, anche se queste ultime ci sembrano episodiche e scollegate da una strategia complessiva di lotta alle mafie, come del resto è confermato dagli ultimi emendamenti,presentati dal Governo, che chiediamo espressamente di ritirare ed eliminare dal testo, che contengono, come già denunciato anche dal Direttore Piero Grasso, una riduzione pericolosissima dei poteri della Direzione Nazionale Antimafia, con una conseguente riduzione anche dell'azione di contrasto dello Stato contro le mafie.

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Terremoto: 1500 uomini delle Forze Armate impegnati nelle zone del sisma. Sottosegretario alla Difesa: Forze Armate efficaci PDF Stampa E-mail
(AGI) - Perugia, 17 apr. - Sono circa 1500 i militari impegnati attualmente nelle zone terremotate dell'Abruzzo e, per necessità di ordine pubblico, si sta organizzando un ulteriore contingente di circa 700 militari per operazioni di supporto, anti sciacallaggio e altro. A riferirlo oggi il sottosegretario alla difesa Giuseppe Cossiga, parlando con i giornalisti a margine della sua visita alla Scuola di lingue estere dell'Esercito di Perugia. Il sottosegretario Cossiga ha ricordato che i militari impegnati in Abruzzo ''hanno fatto moltissimo'' e ''hanno svolto un ruolo importantissimo nelle fasi dell'emergenza e tuttora lo stanno svolgendo''. ''Questa e' una prova ulteriore di quanto, soprattutto in questi momenti di emergenza - ha affermato Cossiga - le forze armate, che sono destinate e preparate a fare altro, in realtà riescono a risultare particolarmente efficaci in queste attività''. Il sottosegretario alla difesa ha quindi spiegato che in Abruzzo, in particolare ''il reggimento degli Alpini è molto presente'' e che ''tutte le forze armate sono impegnate'' compresa l'Aereonautica e la Marina, con i loro elicotteri e strutture mediche. ''Per la configurazione del terreno ovviamente l'esercito è quello che gioca il ruolo più importante'' ha proseguito Cossiga che ha ricordato come, già in passato, per gli eventi tragici del Friuli negli anni 80, la Marina si dotò di navi da sbarco, finanziate con fondi della Protezione civile, poiché per la configurazione dell'Italia, molto spesso, il modo più semplice di portare aiuto è dal mare. Il sottosegretario alla difesa ha quindi ricordato che sono 8500 i militari italiani impegnati all'estero. ''I nostri soldati professionisti - ha concluso - o sono all'estero, o si stanno addestrando o si stanno riconfigurando per andare all'estero.
Quindi possiamo essere utili nell'emergenza ma non si può pensare che nell'anno, anno e mezzo che sarà necessario per risolvere tutte le criticità in Abruzzo, questo compito possa essere affidato ai militari. Le forze armate faranno comunque la loro parte''.
Oltre 1.500 persone, 170 tra escavatori, ruspe, torri di illuminazione, oltre 100 mezzi ruotati, 20 elicotteri e sette aerei: sono queste le cifre principali dell'impegno delle forze armate italiane alle operazioni di soccorso per il terremoto in Abruzzo. Lo ricorda una nota dello Stato Maggiore Difesa, che elenca pure le tipologie degli interventi effettuati a partire dalle prime ricognizioni dei reggimenti con sede a L'Aquila e Chieti. Gli interventi sono diretti dal gen. b. Maurizio Fioravanti. Il Comando Operativo di vertice Interforze (COI) - sottolinea SMD - ha inviato sul posto lo staff dell'ITA-JFHQ, il nuovo comando interforze di reazione rapida, che sta operando presso il centro di Direzione Comando e Controllo della Protezione Civile (DICOMAC). Altri militari operano - talvolta come responsabili - presso i Centri Operativi Misti (COM).
I militari hanno rimosso le macerie degli edifici crollati, in particolare ad Onna; allestito e gestito tendopoli a L'Aquila, sull'aeroporto di Preturo, ad Onna, Prata d'Ansidonia e in altre località; allestito e gestito una cucina da campo da 4000 pasti al giorno a L'Aquila e tre da 500 pasti allestite presso il 33° Reggimento artiglieria terrestre e Campo di Pile; contribuito a ripristinare e far funzionare il tratto ferroviario L'Aquila-Terni con 26 capistazione e tre macchinisti militari; gestito le attività di volo a Preturo per gli elisoccorsi e le ricognizioni; ripristinato viabilità e svolto scorte a L'Aquila, S. Elia, S. Demetrio e S. Felice d'Ocre; allestito posti di medicazione avanzati a Preturo e nella tendopoli di Lucoli, vicino Poggio Piceno; supportato la viabilità ai varchi del centro storico dell'Aquila; partecipato a sistemare la rete idrica e l'approntamento di 17 shelters wc/docce; condotto le attività di urbanizzazione dei campi in termini di allestimento di impianti elettrici interni ed esterni, ripristino viabilità interna mediante posa di stabilizzato di cava.
L'Arma dei Carabinieri partecipa con 2000 militari del Comando regionale "Abruzzo", rinforzati da altri 300 tratti dalle regioni vicine e da alcuni elementi specialistici. Tra questi, segnala SMD, vi sono sette unità cinofile per la ricerca di dispersi; un nucleo per l'identificazione delle vittime di disastri; un'aliquota del Comando carabinieri per la tutela della salute, addetta in particolare al controllo della salubrità delle acque; 16 stazioni mobili in sostituzione delle caserme danneggiate; due elicotteri con compiti di ricognizione e trasmissione delle immagini; nuclei di collegamento dotati di apparati satellitari avanzati.

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Qualcuno ha ancora dei dubbi? PDF Stampa E-mail

Riceviamo e pubblichiamo.

In qualità di utente di alloggio demaniale della Difesa sottopongo alla lettura di tutte le famiglie di utenti il d.d.l. n°151 presentato dal Sen. RAMPONI (Partito delle Libertà) che attualmente è in discussione alla Commissione Difesa del Senato.

Tale documento è l'esatto specchio della frattura che esiste tra alcuni "Rappresentanti del Popolo" e le vere esigenze delle nostre famiglie.

Penso che dalla lettura del documento emerga un utile chiarimento a chi ha ancora dei dubbi.

Ai vertici della Difesa, politici e militari, pongo la seguente domanda:

"Da che parte state?"

Agostino Greco

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

DISEGNO DI LEGGE

N. 151

d'iniziativa del senatore RAMPONI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 29 APRILE 2008

Disposizioni per la cessione degli alloggi dichiarati non più d'interesse da parte dell'amministrazione della Difesa

Onorevoli Senatori. - Il problema abitativo dei militari dipendenti dal Ministero della difesa è oggetto, da lungo tempo, da una parte di ampia e ripetuta discussione e dall'altra di assolutamente inadeguata risposta alle obiettive necessità del personale derivanti dalla prevista, istituzionale mobilità con frequenti cambi di sede nel corso dell'impegno di lavoro.

Infatti, a fronte delle necessità poste da una esigenza di alloggio di almeno centomila nuclei familiari, la disponibilità di alloggi è pari solo a circa sedicimila.

Di questi, poi, circa quattromila sono occupati da utenti che hanno continuato ad usufruire dell'alloggio anche dopo la cessazione del diritto ad abitare lo stesso.

Per la verità, costoro corrispondono regolare canone mensile d'affitto secondo quanto stabilito da un decreto del Ministro della difesa pro tempore. Non sono, quindi, abusivi per morosità, ma lo sono in quanto, al momento della scadenza del periodo di assegnazione, violando la norma regolamentare che fu applicata all'epoca della stessa assegnazione, hanno continuato ad occupare l'alloggio, grazie ad una serie di interventi di origine politica che hanno, finora, impedito all'autorità responsabile di perfezionare le procedure di sfratto degli occupanti abusivi, come regolarmente previsto dalle regole di gestione della cosa pubblica.

Tale fatto ha anche impedito, ad altrettante famiglie di militari, di usufruire dell'alloggio di servizio, così come stabilito dalla normativa vigente in materia. Pur non accettando il mancato rispetto delle regole che, malgrado gli interventi politici, per lo più concretati in iniziative legislative, determina sempre conseguenze negative per l'armonia e la correttezza dei rapporti in seno alla società, non si può non prendere atto che ormai da lungo tempo i circa quattromila alloggi occupati non sono disponibili e, quindi, funzionali alle esigenze alloggiative del personale militare in servizio.

Appare allora serio, produttivo e utile per la Difesa, considerare non disponibili tali alloggi, conseguentemente dichiararli di non interesse e cederli, con procedure d'asta aperta a tutti i dipendenti militari in servizio o in congedo della Difesa.

In tal modo, verranno reperite risorse finanziarie da impiegare per la costruzione di nuovi alloggi nelle aree dove maggiore è la carenza, in modo da aumentare, seppure in quantità assolutamente inadeguata, la disponibilità di alloggi per i dipendenti.

Il presente disegno di legge rende possibile tale procedura: esso reca misure di tutela per gli occupanti in particolari condizioni di bisogno e prevede la disponibilità per la Difesa del 90 per cento delle risorse reperite per l'acquisto di nuovi alloggi, prevedendo a tal fine la partecipazione del consiglio centrale di rappresentanza del personale militare nella scelta delle aree di nuova edificazione.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Vendita di alloggi)

1.     Gli alloggi classificati alloggi di servizio connessi all'incarico con o senza annessi locali di rappresentanza (ASIR-ASI) o alloggi di servizio di temporanea sistemazione per le famiglie dei militari (AST), ai sensi dei numeri 2) e 3) dell'articolo 6 della legge 18 agosto 1978, n. 497, dichiarati non più di interesse da parte della amministrazione della Difesa, sono posti in vendita con procedura d'asta da definire con decreto del Ministro della difesa. L'asta è riservata al personale della Difesa in servizio o in congedo.

2.     Il Ministro della difesa stabilisce, con uno o più decreti da emanare entro sei mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della presente legge, l'elenco degli alloggi e le procedure di cessione di cui al comma 1.

3.     Il prezzo di base d'asta è pari al prezzo risultante dal valore di mercato definito dall'Osservatorio del mercato immobiliare dopo la pubblicazione dei decreti di cui al comma 2, ridotto del 40 per cento.

4.     Gli atti di vendita sono perfezionati entro diciotto mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dei decreti di cui al comma 2.

5.     Agli alloggi di cui al comma 1 non si applicano le disposizioni di cui al capo I del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successive modificazioni.

Art. 2.

(Clausole di salvaguardia)

1.     Gli utenti degli alloggi di servizio classificati AST, il cui reddito familiare non sia superiore a quello annualmente stabilito ai sensi del comma 7 dell'articolo 9 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, o nel cui nucleo familiare sia compreso e convivente un soggetto portatore di handicap, che siano in regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori e che non siano proprietari di altra abitazione, possono continuare a usufruire dell'alloggio alle condizioni generali esistenti alla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale, fatti sempre salvi gli adeguamenti del canone d'affitto previsti dalla normativa vigente.

2.     L'amministrazione della Difesa controlla allo scadere di ogni anno il permanere della validità delle condizioni stabilite dal comma 1, sulla base di documentazione prodotta dagli interessati entro il 30 settembre di ogni anno.

3.     Il controllo deve garantire la titolarità dell'utente, che deve essere appartenente o ex appartenente alla amministrazione della Difesa, ovvero consorte vedovo.

Art. 3.

(Destinazione dei proventi)

1.     I proventi derivanti dalle alienazioni di cui all'articolo 1 sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati in misura pari al 90 per cento in apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero della difesa e destinati al reperimento di nuovi alloggi per il personale militare in servizio, con particolare attenzione alle fasce più deboli, nonché per il miglioramento e la manutenzione degli alloggi collettivi siti nelle infrastrutture militari.

Art. 4.

(Partecipazione del Cocer)

1.     I decreti di cui all'articolo 1 sono emanati dal Ministro della difesa sentito il Consiglio centrale di rappresentanza militare (Cocer).

2.     Il Cocer partecipa alle procedure per l'assegnazione alle diverse aree nazionali delle risorse di cui all'articolo 3.

Art. 5.

(Relazione al Parlamento)

1.     Il Ministro della difesa trasmette al Parlamento, entro il 30 settembre di ciascun anno, una relazione sullo stato di attuazione della presente legge.

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