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Cari amici, desidero anzitutto ringraziarVi. In questi anni Voi “lavoratori in divisa” avete contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al prestigio del nostro paese. Penso da un lato al ruolo delle Forze armate italiane nelle missioni di pace all’estero nei più difficili scenari di crisi, e dall’altro al lavoro impeccabile delle forze di polizia nel corso del Giubileo, che ha permesso a Roma di presentarsi al mondo come una città ospitale, serena e accogliente. Francamente sento come un’offesa nei Vostri confronti la litania sulla “città preda della criminalità comune e del terrorismo” che qualche politico continua a ripetere. Ma non basta la gratitudine: occorre che la politica si faccia carico dei problemi e delle esigenze dei lavoratori in divisa, ne riconosca l’importanza come una componente essenziale della comunità cittadina. Una fabbrica con decine di migliaia di lavoratori avrebbe un peso consistente nella politica cittadina: eppure pochi a Roma si accorgono dell’enorme “fabbrica di sicurezza” che coinvolge così tante persone. La nuova Amministrazione comunale dovrà cambiare atteggiamento. Mi impegno personalmente a costruire strumenti e occasioni di confronto continuo con Voi, con gli organismi della rappresentanza, con le Vostre associazioni. Sono molte le cose su cui dobbiamo lavorare insieme. Penso anzitutto al tema delle aree e degli edifici militari inutilizzati: la città ha interesse a utilizzarli in modo nuovo, ma il Comune deve individuare contestualmente le aree per l’edilizia cooperativa e per gli alloggi di servizio. Insieme dobbiamo risolvere i problemi concreti che toccano la vita delle famiglie: i trasporti, i parcheggi, le iniziative culturali e sportive per i giovani di leva. La drammatica carenza di posti negli asili nido potrà essere affrontata in modo nuovo, stipulando convenzioni con l’amministrazione militare: la Difesa dovrà offrire gli spazi, e il Comune il personale qualificato. Metà dei posti saranno riservati ai figli dei militari, e gli altri ai cittadini del quartiere. Voglio infine essere chiaro con Voi sul tema dei diritti e delle tutele all’interno dell’istituzione militare. E’ oggettivamente necessario aprire una nuova stagione di diritti per i “cittadini in divisa”. Sono passati più di vent’anni dalla “legge dei principi”, e due decenni giusti dalla legge di riforma della Polizia, e possiamo fare serenamente un bilancio. Del resto forse che il riconoscimento delle libertà sindacali nella Polizia di Stato ha compromesso la sua capacità operativa al servizio dei cittadini? Nessuna persona in buona fede potrebbe sostenerlo! Così come è evidente che il processo di integrazione europea nei settori della difesa e delle politiche di sicurezza impone standard comuni di diritti e di tutele in tutte le forze armate dell’Unione. Infine, con la storica decisione di superare la componente di leva nelle forze armate è obiettivamente indispensabile un forte impegno per migliorare le condizioni di lavoro dei “professionisti della difesa e della sicurezza”. Insomma ci sono buone ragioni per affrontare oggi in modo nuovo il tema dei diritti dei militari, e per lavorare insieme a Roma, e portare al successo le nostre comuni speranze! Cordialmente Roma, 17 maggio 2001 Walter Veltroni desidero anzitutto ringraziarVi. In questi anni Voi “lavoratori in divisa” avete contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al prestigio del nostro paese. Penso da un lato al ruolo delle Forze armate italiane nelle missioni di pace all’estero nei più difficili scenari di crisi, e dall’altro al lavoro impeccabile delle forze di polizia nel corso del Giubileo, che ha permesso a Roma di presentarsi al mondo come una città ospitale, serena e accogliente. Francamente sento come un’offesa nei Vostri confronti la litania sulla “città preda della criminalità comune e del terrorismo” che qualche politico continua a ripetere. Ma non basta la gratitudine: occorre che la politica si faccia carico dei problemi e delle esigenze dei lavoratori in divisa, ne riconosca l’importanza come una componente essenziale della comunità cittadina. Una fabbrica con decine di migliaia di lavoratori avrebbe un peso consistente nella politica cittadina: eppure pochi a Roma si accorgono dell’enorme “fabbrica di sicurezza” che coinvolge così tante persone. La nuova Amministrazione comunale dovrà cambiare atteggiamento. Mi impegno personalmente a costruire strumenti e occasioni di confronto continuo con Voi, con gli organismi della rappresentanza, con le Vostre associazioni. Sono molte le cose su cui dobbiamo lavorare insieme. Penso anzitutto al tema delle aree e degli edifici militari inutilizzati: la città ha interesse a utilizzarli in modo nuovo, ma il Comune deve individuare contestualmente le aree per l’edilizia cooperativa e per gli alloggi di servizio. Insieme dobbiamo risolvere i problemi concreti che toccano la vita delle famiglie: i trasporti, i parcheggi, le iniziative culturali e sportive per i giovani di leva. La drammatica carenza di posti negli asili nido potrà essere affrontata in modo nuovo, stipulando convenzioni con l’amministrazione militare: la Difesa dovrà offrire gli spazi, e il Comune il personale qualificato. Metà dei posti saranno riservati ai figli dei militari, e gli altri ai cittadini del quartiere. Voglio infine essere chiaro con Voi sul tema dei diritti e delle tutele all’interno dell’istituzione militare. E’ oggettivamente necessario aprire una nuova stagione di diritti per i “cittadini in divisa”. Sono passati più di vent’anni dalla “legge dei principi”, e due decenni giusti dalla legge di riforma della Polizia, e possiamo fare serenamente un bilancio. Del resto forse che il riconoscimento delle libertà sindacali nella Polizia di Stato ha compromesso la sua capacità operativa al servizio dei cittadini? Nessuna persona in buona fede potrebbe sostenerlo! Così come è evidente che il processo di integrazione europea nei settori della difesa e delle politiche di sicurezza impone standard comuni di diritti e di tutele in tutte le forze armate dell’Unione. Infine, con la storica decisione di superare la componente di leva nelle forze armate è obiettivamente indispensabile un forte impegno per migliorare le condizioni di lavoro dei “professionisti della difesa e della sicurezza”. Insomma ci sono buone ragioni per affrontare oggi in modo nuovo il tema dei diritti dei militari, e per lavorare insieme a Roma, e portare al successo le nostre comuni speranze! Cordialmente Roma, 17 maggio 2001 Cari amici, desidero anzitutto ringraziarVi. In questi anni Voi “lavoratori in divisa” avete contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al prestigio del nostro paese. Penso da un lato al ruolo delle Forze armate italiane nelle missioni di pace all’estero nei più difficili scenari di crisi, e dall’altro al lavoro impeccabile delle forze di polizia nel corso del Giubileo, che ha permesso a Roma di presentarsi al mondo come una città ospitale, serena e accogliente. Francamente sento come un’offesa nei Vostri confronti la litania sulla “città preda della criminalità comune e del terrorismo” che qualche politico continua a ripetere. Ma non basta la gratitudine: occorre che la politica si faccia carico dei problemi e delle esigenze dei lavoratori in divisa, ne riconosca l’importanza come una componente essenziale della comunità cittadina. Una fabbrica con decine di migliaia di lavoratori avrebbe un peso consistente nella politica cittadina: eppure pochi a Roma si accorgono dell’enorme “fabbrica di sicurezza” che coinvolge così tante persone. La nuova Amministrazione comunale dovrà cambiare atteggiamento. Mi impegno personalmente a costruire strumenti e occasioni di confronto continuo con Voi, con gli organismi della rappresentanza, con le Vostre associazioni. Sono molte le cose su cui dobbiamo lavorare insieme. Penso anzitutto al tema delle aree e degli edifici militari inutilizzati: la città ha interesse a utilizzarli in modo nuovo, ma il Comune deve individuare contestualmente le aree per l’edilizia cooperativa e per gli alloggi di servizio. Insieme dobbiamo risolvere i problemi concreti che toccano la vita delle famiglie: i trasporti, i parcheggi, le iniziative culturali e sportive per i giovani di leva. La drammatica carenza di posti negli asili nido potrà essere affrontata in modo nuovo, stipulando convenzioni con l’amministrazione militare: la Difesa dovrà offrire gli spazi, e il Comune il personale qualificato. Metà dei posti saranno riservati ai figli dei militari, e gli altri ai cittadini del quartiere. Voglio infine essere chiaro con Voi sul tema dei diritti e delle tutele all’interno dell’istituzione militare. E’ oggettivamente necessario aprire una nuova stagione di diritti per i “cittadini in divisa”. Sono passati più di vent’anni dalla “legge dei principi”, e due decenni giusti dalla legge di riforma della Polizia, e possiamo fare serenamente un bilancio. Del resto forse che il riconoscimento delle libertà sindacali nella Polizia di Stato ha compromesso la sua capacità operativa al servizio dei cittadini? Nessuna persona in buona fede potrebbe sostenerlo! Così come è evidente che il processo di integrazione europea nei settori della difesa e delle politiche di sicurezza impone standard comuni di diritti e di tutele in tutte le forze armate dell’Unione. Infine, con la storica decisione di superare la componente di leva nelle forze armate è obiettivamente indispensabile un forte impegno per migliorare le condizioni di lavoro dei “professionisti della difesa e della sicurezza”. Insomma ci sono buone ragioni per affrontare oggi in modo nuovo il tema dei diritti dei militari, e per lavorare insieme a Roma, e portare al successo le nostre comuni speranze! Cordialmente Roma, 17 maggio 2001 Cari amici, desidero anzitutto ringraziarVi. In questi anni Voi “lavoratori in divisa” avete contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al prestigio del nostro paese. Penso da un lato al ruolo delle Forze armate italiane nelle missioni di pace all’estero nei più difficili scenari di crisi, e dall’altro al lavoro impeccabile delle forze di polizia nel corso del Giubileo, che ha permesso a Roma di presentarsi al mondo come una città ospitale, serena e accogliente. Francamente sento come un’offesa nei Vostri confronti la litania sulla “città preda della criminalità comune e del terrorismo” che qualche politico continua a ripetere. Ma non basta la gratitudine: occorre che la politica si faccia carico dei problemi e delle esigenze dei lavoratori in divisa, ne riconosca l’importanza come una componente essenziale della comunità cittadina. Una fabbrica con decine di migliaia di lavoratori avrebbe un peso consistente nella politica cittadina: eppure pochi a Roma si accorgono dell’enorme “fabbrica di sicurezza” che coinvolge così tante persone. La nuova Amministrazione comunale dovrà cambiare atteggiamento. Mi impegno personalmente a costruire strumenti e occasioni di confronto continuo con Voi, con gli organismi della rappresentanza, con le Vostre associazioni. Sono molte le cose su cui dobbiamo lavorare insieme. Penso anzitutto al tema delle aree e degli edifici militari inutilizzati: la città ha interesse a utilizzarli in modo nuovo, ma il Comune deve individuare contestualmente le aree per l’edilizia cooperativa e per gli alloggi di servizio. Insieme dobbiamo risolvere i problemi concreti che toccano la vita delle famiglie: i trasporti, i parcheggi, le iniziative culturali e sportive per i giovani di leva. La drammatica carenza di posti negli asili nido potrà essere affrontata in modo nuovo, stipulando convenzioni con l’amministrazione militare: la Difesa dovrà offrire gli spazi, e il Comune il personale qualificato. Metà dei posti saranno riservati ai figli dei militari, e gli altri ai cittadini del quartiere. Voglio infine essere chiaro con Voi sul tema dei diritti e delle tutele all’interno dell’istituzione militare. E’ oggettivamente necessario aprire una nuova stagione di diritti per i “cittadini in divisa”. Sono passati più di vent’anni dalla “legge dei principi”, e due decenni giusti dalla legge di riforma della Polizia, e possiamo fare serenamente un bilancio. Del resto forse che il riconoscimento delle libertà sindacali nella Polizia di Stato ha compromesso la sua capacità operativa al servizio dei cittadini? Nessuna persona in buona fede potrebbe sostenerlo! Così come è evidente che il processo di integrazione europea nei settori della difesa e delle politiche di sicurezza impone standard comuni di diritti e di tutele in tutte le forze armate dell’Unione. Infine, con la storica decisione di superare la componente di leva nelle forze armate è obiettivamente indispensabile un forte impegno per migliorare le condizioni di lavoro dei “professionisti della difesa e della sicurezza”. Insomma ci sono buone ragioni per affrontare oggi in modo nuovo il tema dei diritti dei militari, e per lavorare insieme a Roma, e portare al successo le nostre comuni speranze! Cordialmente Roma, 17 maggio 2001 Cari amici, desidero anzitutto ringraziarVi. In questi anni Voi “lavoratori in divisa” avete contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al prestigio del nostro paese. Penso da un lato al ruolo delle Forze armate italiane nelle missioni di pace all’estero nei più difficili scenari di crisi, e dall’altro al lavoro impeccabile delle forze di polizia nel corso del Giubileo, che ha permesso a Roma di presentarsi al mondo come una città ospitale, serena e accogliente. Francamente sento come un’offesa nei Vostri confronti la litania sulla “città preda della criminalità comune e del terrorismo” che qualche politico continua a ripetere. Ma non basta la gratitudine: occorre che la politica si faccia carico dei problemi e delle esigenze dei lavoratori in divisa, ne riconosca l’importanza come una componente essenziale della comunità cittadina. Una fabbrica con decine di migliaia di lavoratori avrebbe un peso consistente nella politica cittadina: eppure pochi a Roma si accorgono dell’enorme “fabbrica di sicurezza” che coinvolge così tante persone. La nuova Amministrazione comunale dovrà cambiare atteggiamento. Mi impegno personalmente a costruire strumenti e occasioni di confronto continuo con Voi, con gli organismi della rappresentanza, con le Vostre associazioni. Sono molte le cose su cui dobbiamo lavorare insieme. Penso anzitutto al tema delle aree e degli edifici militari inutilizzati: la città ha interesse a utilizzarli in modo nuovo, ma il Comune deve individuare contestualmente le aree per l’edilizia cooperativa e per gli alloggi di servizio. Insieme dobbiamo risolvere i problemi concreti che toccano la vita delle famiglie: i trasporti, i parcheggi, le iniziative culturali e sportive per i giovani di leva. La drammatica carenza di posti negli asili nido potrà essere affrontata in modo nuovo, stipulando convenzioni con l’amministrazione militare: la Difesa dovrà offrire gli spazi, e il Comune il personale qualificato. Metà dei posti saranno riservati ai figli dei militari, e gli altri ai cittadini del quartiere. Voglio infine essere chiaro con Voi sul tema dei diritti e delle tutele all’interno dell’istituzione militare. E’ oggettivamente necessario aprire una nuova stagione di diritti per i “cittadini in divisa”. Sono passati più di vent’anni dalla “legge dei principi”, e due decenni giusti dalla legge di riforma della Polizia, e possiamo fare serenamente un bilancio. Del resto forse che il riconoscimento delle libertà sindacali nella Polizia di Stato ha compromesso la sua capacità operativa al servizio dei cittadini? Nessuna persona in buona fede potrebbe sostenerlo! Così come è evidente che il processo di integrazione europea nei settori della difesa e delle politiche di sicurezza impone standard comuni di diritti e di tutele in tutte le forze armate dell’Unione. Infine, con la storica decisione di superare la componente di leva nelle forze armate è obiettivamente indispensabile un forte impegno per migliorare le condizioni di lavoro dei “professionisti della difesa e della sicurezza”. Insomma ci sono buone ragioni per affrontare oggi in modo nuovo il tema dei diritti dei militari, e per lavorare insieme a Roma, e portare al successo le nostre comuni speranze!

Cordialmente

Roma, 17 maggio 2001 Walter Veltroni

Le droghe sono cari, è per questo che alcuni pazienti non possono comprare le medicine di cui hanno bisogno. Tutti i farmaci di sconto risparmiare denaro, ma a volte le aziende offrono condizioni migliori rispetto ad altri. Circa il venti per cento degli uomini di età compresa tra 40 e 70 non erano in grado di ottenere l'erezione durante il sesso. Ma non è una parte naturale dell'invecchiamento. Questioni come "Comprare kamagra oral jelly 100mg" o "Kamagra Oral Jelly" sono molto popolari per l'anno scorso. Quasi ogni adulto conosce "kamagra 100mg". Le questioni, come "Comprare kamagra 100mg", si riferiscono a tipi diversi di problemi di salute. In genere, avendo disordine ottenere un'erezione può essere difficile. Prima di prendere il Kamagra, informi il medico se si hanno problemi di sanguinamento. Ci auguriamo che le informazioni qui risponde ad alcune delle vostre domande, ma si prega di contattare il medico se si vuole sapere di più. personale professionale sono esperti, e non saranno scioccati da tutto ciò che dici.

 
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