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La recente evoluzione professionale delle Forze Armate italiane impone una riflessione sulla necessità d’incrementare gli spazi di democrazia tra il personale militare. L’affidabilità e la credibilità dell’istituzione Difesa passa anche attraverso una maggiore consapevolezza del ruolo che sono chiamati a svolgere i militari italiani in missioni internazionali sempre più complesse ed integrate con i Paesi europei. Tutto ciò comporta la necessità di non sottovalutare l’elemento umano composto si da cittadini tenuti ad assolvere un delicato “servizio” per il Paese, ma non per questo da penalizzare nei loro bisogni essenziali. Tra l’altro la progressiva integrazione europea accentua sempre di più il divario della fruibilità dei diritti tra i militari italiani e la maggior parte dei loro colleghi europei. Già da tempo le Istituzioni Comunitarie hanno chiesto all’Italia di adeguare il proprio ordinamento in tema di tutela del personale militare, ebbene l’A.Mi.D. ritiene opportuno che le coalizioni politiche in competizione assumano una posizione di chiarezza definitiva su tale tema. Pertanto, fin da ora, le forze politiche devono dichiarare la loro disponibilità ad assumersi l’impegno di promuovere nel Paese un serio e costruttivo dibattito politico-culturale finalizzato all’approvazione di un provvedimento legislativo che riconosca ai militari l’autonomia e la libertà di aderire ad associazioni professionali a carattere sindacale. Del resto gli scarsissimi risultati in oltre venti anni di attività e le ripetute derive istituzionali delle attuali Rappresentanze Militari hanno chiaramente evidenziato l’incapacità di svolgere un corretto, indipendente e maturo ruolo negoziale nell’interesse diffuso del personale militare rappresentato. Questo sostanziale immobilismo ha lasciato irrisolte le grandi questioni quali ad esempio il riordino dei ruoli e delle carriere, alimentando il disagio di aver subito numerosissimi provvedimenti di ristrutturazione senza il pur minimo riconoscimento di idonee misure a sostegno e compensazione. Inoltre riteniamo indispensabile recuperare la fiducia e la credibilità del personale militare favorendone l’integrazione tra le categorie anche con appositi provvedimenti di legge atti a consentire l’accesso al vertice gerarchico a tutti i militari senza alcuna distinzione della categoria di provenienza. La realizzazione di questi provvedimenti è particolarmente importante anche per gli stessi interessi dell’Amministrazione della Difesa che, in tal modo, potrebbe selezionare il personale meritevole da una base più ampia di quella attuale. Siamo convinti dell’inutilità della barriere artificiose che di fatto incrementano la conflittualità tra il personale, mentre un’istituzione militare ha bisogno di tutt’altro. Una seria riforma dei Ruoli e delle Carriere non può prescindere dalla effettiva distinzione delle funzioni e delle moderne professionalità che caratterizzano le attuali Forze Armate. Per testimoniare da subito l’interesse di voler completare l’evoluzione democratica delle Forze Armate italiane, le forze politiche devono dichiarare la loro disponibilità a riconoscere al personale militare il diritto costituzionale di libera associazione, consentendogli di partecipare attivamente al dibattito politico culturale sulla propria autotutela. Questa condizione è fondamentale anche per far maturare quella indispensabile coscienza professionale che sta alla base di ogni conquista sociale. Infine riteniamo sia utile perseguire una maggiore integrazione tra la Sanità Militare ed il Servizio Sanitario Nazionale al fine di ottimizzare le risorse disponibili. Analogamente riteniamo ormai opportuno realizzare l’integrazione della Magistratura Militare all’interno di quella Ordinaria facendone venir meno l’attuale carattere corporativo ma salvaguardandone la specificità.

IL DIRETTIVO NAZIONALE

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