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DIRITTI E SPECIFICITA': DOPPIA EMERGENZA PER I MILITARI
I problemi oggi posti con la manovra finanziaria del governo che mette le mani in tasca ai cittadini, anche militari ...(eccome se le mette!!), ci dicono con estrema chiarezza che la questione della TUTELA, per il personale militare, deve diventare una PRIORITA' per l'intera categoria.
Tutte le analisi sulla opportunità di riformare questa Rappresentanza militare, attraverso modifiche legislative poco coraggiose, per lo più proiettate verso aggiustamenti di basso profilo, vengono sovrastate da un dato incontrovertibile: la grave crisi economica che impone oggi pesanti sacrifici al comparto, fa emergere in modo dirompente l'altra faccia della medaglia, ovvero che ci si trova davanti ad una crisi anche dei diritti.
Non abbiamo mai creduto che bastasse una "Norma manifesto" come quella della Specificità, per garantirsi da quella che oggi taluni hanno definito "la peggiore delle offensive mai stata sferrata nei nostri confronti...."
La specificità, salutata al momento della sua approvazione, da alcuni esponenti di governo ma non solo, come "una grande conquista per tutti i militari, foriera di futuri vantaggi economici e previdenziali", alla sua prima vera "prova", mostra tutti i suoi limiti e le fragili basi su cui si poggia.
Perché, se era già evidente che fosse priva di "contenuti" economici che la potessero valorizzare (risorse per i contratti, per il riordino, previdenza complementare ecc), oggi diventa una vera e propria presa in giro per il personale, perché non garantisce affatto l'esclusione del comparto dai tagli previsti per il pubblico impiego. Tutto ciò, in una situazione "appesantita" da un inquietante arretramento sul piano dei diritti e delle tutele.
Il personale, infatti, vede restringersi sempre più, in virtù di nuovi regolamenti, codici legislativi, interpretazioni e suggerimenti verbali dei vertici militari al legislatore diritti già conquistati.
E così, in un momento in cui vediamo farsi largo una società sempre più polverizzata da un mercato del lavoro impoverito, precarizzato, diviso nei diritti e nelle tutele, in cui valori come la solidarietà, l'uguaglianza e la democrazia, vengono sempre più disgregati, il settore militare vive una doppia emergenza: quella esterna appunto (una società sempre più disattenta, divisa e rassegnata) e quella interna, dove tendono a prevalere "istanze gerarchiche" che producono una netta riduzione dei livelli di democrazia interna, avallate da scelte politiche incapaci di fare leggi che impongano l'applicazione di norme e principi costituzionali in grado di garantire pari dignità e diritti democratici anche ai cittadini con le stellette.
Una pesante ipoteca si abbatte sul personale, a cui oggi si chiede anche di ridurre il proprio reddito senza offrire nulla in cambio, anzi, accentuandone la compressione dei diritti individuali e collettivi.
I sacrifici richiesti giungono a "ridosso" di una serie di scandali che hanno messo in luce una fitta rete di malaffare tra esponenti politici, alti dirigenti dello Stato, imprenditori.
Una "tassa occulta" - quella della corruzione - che la Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi di euro l'anno. Quasi tre manovre finanziarie. Mentre oggi se ne fa una da 25 miliardi, quasi interamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti.
Legittimi quindi il malcontento, la rabbia, la frustrazione.
La dignità dei lavoratori, con e senza stellette, viene oggi calpestata.
Davanti a noi, lo scenario di una Italia divisa da una crisi economica dove i più poveri pagano le tasse ed i furbi no; dove avranno un futuro certo solo i figli delle caste.
Dove il lavoro pubblico rischia di diventare la merce su cui si abbatteranno i "fulmini" del populismo "Brunettiano".
********
I CITTADINI MILITARI sono coloro che hanno giurato sulla Costituzione, quella stessa Costituzione oggetto delle frequenti "battute" del nostro presidente del consiglio il quale sostiene che "governare tenendo conto della Costituzione è un inferno". In altre parole, il rifiuto di regole, di leggi e perfino della Costituzione ed insofferenza ai contrappesi che sono l'essenza di uno Stato di diritto e di una democrazia.
I MILITARI, invece, queste regole le rispettano.
Il rispetto della Costituzione, per LORO, è un dovere ed esercitandola, non chiedono di far "passare" leggi, per difendere interessi personali.
Chiedono che i diritti che essa riconosce, si estendano anche al loro lavoro e alla funzione che essi svolgono, nella collettività e per la collettività.
Sono stanchi dei messaggi di solidarietà nelle cerimonie o davanti alle bare dei colleghi deceduti.
L'idea di cittadinanza, comprende diritti e doveri di solidarietà, secondo la legge. Essa non prevede che si parli demagogicamente agli italiani ma democraticamente ai cittadini (italiani).
Quindi basta demagogia.
Occorre restituire dignità al Lavoro Militare, ricominciando dalla possibilità di ognuno di dire quella parola, futuro, senza che lo sguardo si perda a fissare nel vuoto.

Antonella Manotti
Dir. Resp. "Nuovo Giornale dei Militari"
Della stessa autrice:
"Non si può che rimanere sconcertati leggendo le dichiarazioni dell'on Gasparri e del Ministro Brunetta che, all'indomani del varo della norma sulla "specificità" contenuta nel disegno di legge sul Lavoro approvato in via definitiva dal Senato, hanno parlato di svolta epocale ed "obiettivo storico" per gli appartenenti alle Forze Armate e Forze di Polizia.
Secondo gli esponenti di governo la nuova disposizione " sottolinea la insostituibilità, unicità, rilevanza svolta dal comparto sicurezza ed andrà a regolamentare vari aspetti tra i quali quello previdenziale, funzionale ed economico compatibilmente con le risorse disponibili".
Peccato che per ora ci si trovi soltanto davanti ad una norma "manifesto" priva di "sostanza" economica.
Il Governo riconosce una specificità solo virtuale alle forze armate e alle forze di polizia, parlando tra l'altro di un ipotetico aumento di 100 euro, mentre le risorse per la specificità, come dimostrato dai sindacati di Polizia, sono esattamente la metà (100 milioni) di quelle previste dal precedente governo (200 milioni) e che l'aumento medio lordo pro-capite sbandierato, e' di circa 100 euro lordi mensili, a fronte dei 160 del precedente contratto.
Una scatola vuota - quindi - che rischia però di aprire il varco a tentazioni striscianti volte ad un ridimensionamento dei diritti del personale.
Stante la profonda crisi economica, infatti, è molto difficile che potranno essere messe a disposizione della "specificità" risorse tali da soddisfare le problematiche del Comparto.
Molto più probabile invece, che la norma possa essere utilizzata per comprimere diritti e far fare passi indietro alla categoria.
Significative in proposito, sono le recenti dichiarazioni del direttore della Direzione Generale del personale Militare, Gen. Roggio, il quale, nel corso di una audizione in Senato ha testualmente affermato che..."è necessario qualche intervento legislativo volto a contenere o a non estendere procedure di tutela valevoli nel pubblico impiego per tutti i cittadini, anche al comparto militare. ...«Sempre in un'ottica di snellimento organizzativo dell'area amministrativa, di semplificazione procedimentale e di standardizzazione interforze è stata poi segnalata, l'opportunità di attuare mirati interventi di riordino del quadro legislativo affinché, coerentemente con la specificità della funzione, dell'ordinamento e della condizione militare, siano adottate speciali disposizioni in materia di provvedimenti amministrativi, di ridotte possibilità di esercizio del contenzioso e di diritto di accesso ai documenti, anche i n deroga alle previsioni legislative generali valevoli per i cittadini e per la Pubblica amministrazione. Ciò al fine di rendere il più possibile tempestiva l'azione disciplinare, ed esaltarne gli effetti deterrenti».
Una compressione del diritto di accesso agli atti amministrativi e la "riduzione" delle possibilità di adire i giudici amministrativi per la tutela dei propri interessi, viene quindi considerata "coerente" conseguenza della specificità
Il riconoscimento giuridico della specificità del Comparto, può giustificare, quindi, eventuali limitazioni dei diritti acquisiti?
Il Ministro Brunetta afferma con enfasi che la norma sulla specificità è un fatto di straordinaria rilevanza e moralmente dovuto per dei servitori dello Stato che rischiano tutti i giorni e svolgono compiti estremamente delicati e sensibili ...
Un altro slogan, un altro annuncio mediatico perché - sul terreno concreto dell'azione governativa - le problematiche del Comparto non sembrano essere una priorità.
Quale concreta attenzione è stata riservata alla condizione militare?
Dove sono le iniziative volte a risolvere il problema del precariato, del riordino delle carriere, del contratto di lavoro, della previdenza complementare, della casa, senza contare la paventata ristrutturazione del modello di difesa e dei suoi effetti sugli assetti e sulle condizioni di vita e di lavoro del personale, la progressiva erosione dei bilanci, la sicurezza nei posti di lavoro, il mobbing, il demansionamento...
Ci troviamo quindi ancora una volta davanti alla politica degli annunci ed a soluzioni prêt a porter da spendere subito nel "mercato elettorale"...mentre la categoria esige ben altro rispetto.

Antonella Manotti
Dir. Nuovo Giornale dei Militari

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