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Mille soldati in più in Afghanistan Mondo L'aumento delle truppe in Afghanistan sarà compensato da una riduzione dell'impegno in Libano e nei Balcani. Lo hanno confermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e quello degli Esteri, Franco Frattini, nella conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri


L'aumento delle truppe in Afghanistan sarà compensato da una riduzione dell'impegno in Libano e nei Balcani. Lo hanno confermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e quello degli Esteri, Franco Frattini, nella conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri. Intanto Mosca annuncia di essere pronta a sostenere pienamente gli sforzi intrapresi dal presidente Obama per una stabilizzazione del paese

L'Italia invierà altri mille uomini in Afghanistan, richiamando soldati attualmente impegnati in Libano e di rientro dai Balcani. Lo hanno annunciato i ministri degli Esteri, Franco Frattini, e della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. In particolare il titolare della Farnesina, ha sottolineato come "non si debba parlare di exit-strategy, ma di strategia di transizione con la differenza rispetto al recente passato che la transizione ha una prospettiva temporale determinata: mi permetto di dire che traggo dalle parole del presidente Karzai che il 2013, fine del suo mandato è un limite massimo, non un limite minimo". "Karzai ha detto che il suo obiettivo è lasciare l'Afghanistan agli afgani alla fine del suo mandato, quindi nel 2013", ha proseguito il ministro, che ha aggiunto: "vedremo se sarà possibile" avviare le procedure di disimpegno già dal 2011.

Frattini ha poi sottolineato che la nuova strategia della coalizione internazionale è "più politica che militare". Prima l'accento era posto sulla sicurezza, ha ricordato, "ora la sicurezza diventa parte della strategia di ricostruzione". "Ora si dice rimettiamo a posto la sanità, l'agricoltura, sconfiggiamo il mercato della droga", ha insistito il titolare della Farnesina, il quale ha anticipato che già dalle otto di domani mattina i ministri degli Esteri dei Paesi che partecipano alla missione Isaf discuteranno a Bruxelles, dove si tiene la ministeriale della Nato, i nuovi connotati della strategia della coalizione.

In seguito, ha anticipato Frattini, in un'altra riunione i sei maggiori Paesi contributori, quindi anche l'Italia, illustreranno al segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, le loro esigenze e le loro disponibilità. Un punto, quest'ultimo, che sta a cuore al ministro, che pur affermando di non voler "fare comparazioni", ha sottolineato come l'Italia "sia tra quelli che danno la risposta più positiva rispetto ad altri".
"Sappiamo quanto si sta ragionando in Gran Bretagna", ha detto il capo della diplomazia italiana, che ha citato anche le crescenti perplessità che in Germania stanno ritardando l'invio di nuovi soldati. "Questo pone l'Italia in una posizione di particolare rilievo, avendo già dato alla Nato una disponibilità particolarmente rilevante", ha affermato Frattini, che ha definito "molto consistente" il numero di carabinieri addestratori che verranno inviati in Asia.

I militari aggiuntivi saranno dunque mille, oltre ai 200 Carabinieri già promessi, di cui per ora solo una sessantina sono giunti in Afghanistan ma ancora non sono operativi a causa di difficoltà tecniche e logistiche: "Non vi sono ancora contingenti da addestrare né posti dove l'addestramento dovrebbe aver luogo". Frattini ha poi evidenziato che la concertazione con gli alleati rimane il metodo privilegiato per il nostro Paese, così come accade in Libano e nei Balcani.

Infine, sia Frattini sia La Russa hanno assicurato di essere pronti a riferire al Parlamento non appena verranno chiamati. "Non tocca a noi scegliere il momento", ha chiarito La Russa, secondo il quale le precisazioni espresse oggi sul numero dei soldati da inviare sono state volte anche ad evitare che la stampa si sbizzarrisse in pronostici sull'entità dell'incremento delle truppe italiane.

Ma la notizia sul fronte geopolitico è un'altra: a vent'anni dal ritiro sovietico dall'Afghanistan - intervenuta il 25 dicembre 1979 a sostegno del regime di Kabul e contro la guerriglia dei mujaheddin, l'Armata Rossa dovette ritirarsi dieci anni dopo senza alcun risultato concreto e dopo aver perso circa 15 mila militari rimasti uccisi nei combattimenti. L'ultimo militare dell'Armata Rossa a lasciare il Paese fu il generale comandante Boris Gromov il 15 febbraio 1989 - la Russia postcomunista 'ritorna' in un certo senso nel Paese centroasiatico a fianco degli Stati Uniti, dicendosi pronta a sostenere pienamente gli sforzi intrapresi dal presidente Barack Obama per una stabilizzazione dell'Afghanistan.
Mosca è disposta in particolare ad autorizzare il transito di truppe dirette in Afghanistan, a favorire la definizione di progetti economici alcuni dei quali risalenti ancora agli anni dell'Unione Sovietica e a partecipare all'addestramento di militari e poliziotti afghani.
Sottolineando come le operazioni delle truppe americane e degli altri Paesi europei in Afghanistan - compresi i militari italiani - siano dirette al "mantenimento della pace" e siano per questo "molto importanti", Medvedev ha osservato tuttavia come spetti in definitiva al legittimo governo afgano riportare l'ordine e la stabilità nel Paese centroasiatico.

Oggi il rappresentante russo presso la Nato, Dmitri Rogozin, ha detto che Mosca non intende inviare proprie truppe in Afghanistan, anche se ritiene giusto dare appoggio logistico alle forze Nato. "Noi non vogliamo mandare nostri soldati in Afghanistan. Ci siamo già stati e non ci è piaciuto. Rogozin ha aggiunto che in seno al consiglio Russia-Nato è stato costituito una speciale unità per lo scambio di informazioni sull'Afghanistan.

Basterà per capovolgere la situazione? Non lo crede Viktor Iermakov, ex comandante di una unità militare sovietica in Afghanistan. A suo avviso, gli Usa otterranno lo stesso risultato toccato a suo tempo ai sovietici. "Anche noi andammo in Afghanistan con grande spiegamento di forze. Andammo non per conquistare l'Afghanistan, ma per offrire sostegno internazionale alla stabilizzazione della situazione. Ma non si può installare la democrazia con la forza", ha detto Iermakov alla Cnn. "Prevedo che Obama andrà più spesso all'aeroporto ad accogliere i soldati uccisi in Afghanistan".Afghanistan: Alpini, Carabinieri, Freccia e Dardo; ecco i rinforzi

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La Russa: tutto l'ovest a comando italiano. Roma, 4 dic - Non solo mille soldati in più entro l'estate, ma anche più mezzi, come i nuovissimi Freccia, i cingolati Dardo, altri velivoli senza pilota e i blindati Lince con le torrette blindate o "remotizzate". L'Italia si accinge a mettere in campo in Afghanistan un contingente "pesante" - saranno ''circa 4.000'' i militari schierati, come ha confermato lo stesso ministro Frattini - con un duplice obiettivo: garantire un maggior controllo del territorio nell'ovest e intensificare l'addestramento delle forze di sicurezza locali, che entro il 2013 dovranno essere in grado di ''fare da se''. Per quanto riguarda il primo punto, e cioè il controllo di un'area vasta come tutta l'Italia settentrionale, sarà fondamentale l'apporto aereo. Già oggi, l'italian joint air task force comandata da un colonnello dell'Aeronautica, costituisce - insieme agli assetti aerei dell'Esercito - un dispositivo imponente: quattro velivoli senza pilota Predator, quattro caccia Amx (con compiti di ricognizione, ma possono sparare con i cannoni di bordo se necessario), tre aerei da trasporto C27 e numerosi elicotteri, tra cui diversi Mangusta d'attacco. Ma il nuovo "pacchetto" afghanistan-italianiper l'Afghanistan, secondo quanto si è appreso, potrebbe prevedere altri elicotteri da trasporto ed altri Uav, aerei a pilotaggio remoto. Nell'ovest l'Italia schiererà un quarto "battle group" che, secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore, dovrebbe essere composto da tre compagnie di fanteria meccanizzate: si parla di bersaglieri della brigata Garibaldi (già presenti nel distretto meridionale di Shindand) e di fanti della brigata Pinerolo di Bari, il primo reparto dell'Esercito dotato dei nuovissimi Freccia, sofisticati mezzi ruotati blindati per il trasporto truppa ad ''altissimo livello di protezione''. Il battle group dovrebbe essere destinato alla provincia di Farah, la più meridionale e calda della regione di Herat, che oggi è tutta a comando italiano, tranne alcuni distretti ad alta densità talebana - Delaram, Bakwa e Gulistan - dove sono presenti solo soldati americani ed inglesi. Si tratterebbe di quelle aree ''marginali'' della regione ovest che il ministro La Russa ritiene ''debba restare tutta affidata al comando italiano''. Per il resto, ha detto oggi La Russa, ''le regole di ingaggio non cambieranno'' e resta il 2013 ''la data ultima indicata dal presidente Usa Obama per il possibile rientro dei soldati o comunque per l'avvio del rientro''. Sul versante dell'addestramento, l'impegno sarà su due fronti. Da un lato verranno incrementi i cosiddetti Omlt, team di istruttori che affiancano le forze di sicurezza afgane in tutte le loro attività, anche in battaglia; dall'altro, sarà aumentato carabinieri-afghanistanil numero di carabinieri che già svolgono compiti di formazione nell'ambito di una missione della Nato: alla fine saranno circa 200. Tutto ciò avverrà in modo graduale nel corso del 2010, di pari passo con l'alleggerimento dei contingenti in Libano e Kosovo. Alla brigata Sassari - che insieme ad un battaglione della Garibaldi costituisce oggi il nocciolo duro del contingente italiano, forte di circa 2.700 uomini - subentrerà tra marzo ed aprile la brigata alpina Taurinense. Contestualmente, o subito dopo, dovrebbero arrivare anche gli alpini della Julia. Due brigate in campo che allargano il comando italiano a livello di divisione. Il generale Giuseppe Valotto, capo di Stato maggiore dell'Esercito, ha sottolineato oggi la necessità di ''un impegno forte da parte dell'Occidente. E l'impegno maggiore - ha detto - significa mandare altri uomini. Ci stiamo organizzando per i rinforzi sulla base delle indicazioni ricevute''. La situazione sul terreno, intanto, continua ad essere tesa. Nell'area dell'aeroporto di Herat, dove si trova anche il quartier generale italiano, la notte scorsa sono stati tirati alcuni razzi. Nessun ferito, nè danni particolari, anche se qualcuno ha notato la "coincidenza" tra l'episodio e l'annunciato invio dei mille uomini di rinforzo. (ANSA)

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