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Fonte: l'Unità - Jolanda Bufalini - Maristella Iervasi - inserita il 25 marzo 2009 da Valter CARRARO

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ospite della redazione de l'Unità, ha risposto alle domande della redazione e a quelle inviate dai lettori attraverso il sito internet. Domande sui temi caldi del dibattito politico: dai precari della pubblica amministrazione agli studenti «guerriglieri» dell'Onda, dal suo modo "tranchant" di parlare al paese al piano casa.

Ministro, perché ha scelto una strategia comunicativa così scioccante? È il suo modo normale di comunicare o lo fa con la consapevolezza di scatenare delle reazioni?

«Questo è un Paese molto ipocrita e chi parla schietto viene chiamato provocatore. Io dico quello che penso: per esempio, dico che se si rottama l'architettura comunista di questo Paese sarà un bene».

Ma davvero crede che sia tutta comunista?

«Comunista e palazzinara».

Nella sua "lotta ai fannulloni" ha ripescato un'espressione che veniva usata anche dalle Brigate rosse: colpirne uno per educarne cento...

«Veramente il primo a pronunciarla è stato Mao Dze Dong.

Si, ma come saprà bene è stata poi adottata in Italia dalle Br.

«Io vivo sotto scorta da 25 anni e comunque ricordo Mao. Certo non intendevo citare le Brigate rosse. In ogni caso, quanto ai "fannulloni" quella battaglia l'ho vinta: oggi siamo arrivati a meno 45% di assenteismo».

Ha anche calcolato quanto, con la sua azione, è migliorata l'efficienza nella pubblica amministrazione?

«Lei sta parlando con un professore ordinario di Economia del lavoro: tutto quello che dice potrebbe essere usato contro di lei... scherzo. Ridurre l'assenteismo è già una rivoluzione, anche se il sindacato mi ha accusato di mettere agli arresti domiciliari i dipendenti pubblici. Nella scuola le assenze per malattia sono scese del 35%, il risparmio in supplenze è di 250 milioni l'anno».

Si, ma il problema dell'efficienza è stato risolto?

«No. Il fatto è che non si può aumentare la produttività di chi non lavora. Cominciamo a portarli al lavoro, poi ci occuperemo anche del lavoro».

Il principale sindacato, la Cgil, non ha siglato l'accordo sugli statali.

«Peggio per il più grande sindacato, quello che conta è che da febbraio un milione e 800mila dipendenti pubblici hanno 70 euro in più in busta paga, compresi gli iscritti alla Cgil».

Torniamo al suo modo di comunicare. Perché disse che la Cgil è il suo principale nemico?

«Ho detto anche: chi se ne frega della Cgil».

Ministro, la Cgil ha avuto e ha una funzione storica molto importante...

«Sono stato iscritto alla Cgil».

E come ha potuto cambiare in questo modo il suo giudizio?

«Un grande sindacato si giustifica di per sè, ma penso che la Cgil sia diventato un partito, agli inizi degli anni Novanta. Tangentopoli non toccò chissà perché il mondo sindacale e i sindacati si sostituirono ai partiti. La Cgil lo fece con particolare determinazione».

La Cgil svolge una funzione impropria?

«Non ho detto impropria. Politica. La Cgil ha fatto lobbing in Parlamento affinché il Partito democratico votasse contro la mia legge di riforma. Non ci è riuscita al Senato, ma alla Camera sì».

Ma non pensa che la Cgil agisca per affermare e difendere i diritti dei lavoratori?

«Esiste un loro pregiudizio... Non è possibile che tutto quello che faccio sia sbagliato. Ho chiesto mille volte la collaborazione della Cgil alla mia riforma».

Con gli altri sindacati ha mai trattato?

«Mai, e perché dovrei?».

Perché allora parla di collaborazione con la Cgil?

«Il mio interlocutore è il Parlamento. Per discutere sui contratti con i sindacati c'è l'agenzia Aran».

Quando era iscritto alla Cgil le cose erano diverse?

«Sì, anche se alla Cgil mi iscrisse, a metà degli anni Settanta a Padova, un'allieva di Toni Negri che poi è stata accusata di essere una brigatista».

Non ritiene che i sindacati siano fondamentali per una democrazia?

«Un'opposizione sindacale e politica è fondamentale ma quando è pregiudiziale mi mal dispone».

A proposito di pregiudizi. Lei è stato considerato un economista di sinistra, ha anche scritto un libro intitolato «La società dei salariati». Adesso la ritroviamo in Forza Italia...

«Sono di sinistra. Ma, da buon socialista, sono un anticomunista».

E, assieme al suo collega Sacconi, ha un atteggiamento pregiudiziale verso la Cgil.

«Sono anticomunista e anche anti-Cgil».

Anche Epifani è socialista.

«E un ex socialista. lo sono un socialista in Forza Italia e lo rivendico».

L'innesto dei socialisti in Fi in effetti ha seguito vari rivoli. Il tratto comune è che siete molto aggressivi verso l'opposizione.

«Perché li conosciamo. Dove stanno i comunisti io sto dall'altra parte».

Ma il comunismo non era morto?

«Non è vero, sono sempre vivi».

Che tipo di socialista è stato?

«Lombardiano».

E non la imbarazza stare nel governo con un premier che quando gli domandano se è antifascista non risponde?

«Rispondo delle mie azioni, del mio linguaggio, della mia coerenza».

Considera irrilevante che il capo di un governo democratico e occidentale non dica di essere antifascista?

«Questo lo dice lei. Berlusconi ha salvato l'Italia dalla "gloriosa macchina da guerra" di Achille Occhetto. Ha salvato la democrazia italiana».

Ma non festeggia il 25 aprile...

«Neanche io: è una festa egemonizzata dai comunisti».

Cisl e Uil non fanno politica?

«Un buon sindacato tratta duramente ma poi firma. Non sono della linea del mio amico Fausto Bertinotti che si vantava di non aver mai firmato un contratto. 70 euro sono meglio di niente: i dipendenti degli enti locali e delle Asl non hanno il contratto perché la Cgil si è messa contro».

Che rapporti ha con Bonanni e Angeletti?

«Pochi, non sono Sacconi».

Tutti i suoi discorsi creano divisioni, ma il Paese non ha bisogno di coesione sociale?

«Ho un consenso del 70%. Questo Paese ha una maggioranza politica molto chiara e i sondaggi sono molto buoni. Non confondo la coesione sociale con la Cgil».

Quando si concluderà la "lotta ai fannulloni"? Lei aveva detto che se entro un anno non avesse ottenuto risultati, si sarebbe dimesso.

«I conti li faremo l`11 maggio esattamente a un anno e tre giorni dal mio giuramento, al Forum della Pubblica amministrazione».

C`è modo di farli anche prima. Per esempio, girando l'angolo: qui dietro c'è l'Agenzia dell'entrate con una fila inferocita...

«Non sono Mandrake, sono "gusto lungo" come la gomma del ponte di Brooklyn».

Si vede che i problemi sono più complicati...

«Rispondo con i fatti: meno 45% il tasso di assenteismo per malattia, rinnovo del contratto del pubblico impiego, approvata la legge di riforma della Pubblica amministrazione e a maggio ci sarà il decreto delegato che a giugno diventerà operativo».

Veniamo alle mail dei lettori: gli insegnanti si sono molto risentiti delle sue parole, non si "vergognano" del loro lavoro.

«Gli insegnanti che incontro per strada mi dicono: "sto dalla sua parte, non si lasci intimorire". Si vede che ci sono insegnanti comunisti e insegnanti anticomunisti».

Non le pare che gli insegnanti della scuola dovrebbero essere incentivati invece di essere sottopagati?

«Sto lavorando perché nella pubblica amministrazione si entri per concorso, mentre la gran parte degli insegnanti sono stati stabilizzati senza concorso».

È l'opposto, semmai: se sostiene il contrario fornisca le percentuali.

«I conti li faremo. Comunque, è solo attraverso la meritocrazia che si può creare la premialità economica: sinora invece c'è stato un eccesso di sindacalizzazione e appiattimento».

Si ha l'impressione che lei non ami il settore pubblico, lo Stato: prendiamo il "piano casa": distrugge i vincoli a salvaguardia del territorio.

«E una sensazione sbagliata. Quei vincoli sono astratti, viviamo in un Paese ipocrita che fa leggi e piani regolatori ma produce schifezze. Io voterò per la rottamazione delle schifezze. Non mi piace l'ipocrisia delle regole ferree a cui poi seguono i condoni».

Lei propone l'alienazione del patrimonio immobiliare degli ex Istituti autonomi delle case popolari. Ma una sentenza della Corte Costituzionale non lo consente.

«Quella è una sentenza del 2006, ora abbiamo una nuova legge: la 133 del 2008. Vedremo cosa dirà la Corte. Sono 800mila le case ex Iacp in Italia: è un patrimonio morto che rende tutti infelici. Le morosità raggiungono il 40%, non ci sono i soldi per le manutenzioni, le Regioni spendono 3 miliardi l'anno. E il problema sociale non si risolve, perché nessuno lascia la casa, anche se ormai ha perso i requisiti. A questo punto vendiamo tutto agli inquilini, ad un prezzo capitalizzato dell'affitto».

Ma come potrà acquistare chi non ha soldi?

«L'affitto medio è 70euro, riscattare la casa costerà in media intorno ai 25mila euro, per immobili che poi varranno 5 volte tanto».

Fra gli affittuari ci sono i pensionati.

«Anche loro hanno figli e altri hanno un reddito medio-alto e faranno un affare. Voglio vendere a tutti, anche ad abusivi e fricchettoni: se la rivendano e se la fumino! Voi avete una visione sfigata della vita».

Ma in questo modo non si rischia una svendita in blocco che, alla fine, non darà il denaro sufficiente a fare una nuova politica per la casa?

«La svendita c'è già. Il patrimonio abitativo non è più utilizzato per i fini per cui era stato costruito. Io non faccio altro che prendere atto del fallimento di una grandissima idea sociale, realizzata con il contributo dei lavoratori dipendenti. A mano a mano che i redditi miglioravano la gente avrebbe dovuto lasciare le case popolari. Non è andata così. Quell'idea, nata ai tempi di Fanfani, è fallita per colpa di tutti: Dc, Pci, Psi e della nostra idea di Stato».

Perché non verificare i requisiti di chi oggi vive nelle case?

«Non ce l'ha fatta nessuno. Se fai la radiografia agli inquilini, scoppia la rivoluzione. Il vero scandalo è questo. Meglio azzerare e ripartire».

Per costruire nuove case popolari?

«La mia idea è un'altra. Siamo un Paese che non fa rispettare le regole. Meglio interventi sugli affitti o mutui a tasso zero».

Il piano casa presenta un altro problema: come i condoni, è una violazione della cultura delle regole.

«La cultura delle regole ha prodotto l'abusivismo. Questo Paese è profondamente cattolico e ipocrita. Disattende le regole che si dà: questo si definisce "azzardo morale". E la cultura catto-comunista, socialista, liberale etc. La borghesia dell'unificazione d'Italia, tanto incensata dalla storiografia risorgimentale, fu una borghesia delle mani libere.

Sarebbe bello far rinascere la cultura delle regole, ma se lei, un ministro, risponde che nessuno c'è riuscito, è una grande sconfitta collettiva.

«Chi governa è tenuto al pragmatismo. A me piacerebbe far rispettare le regole. Non ci riesco. Ho uno strumento che mi consente di ricominciare? Allora dico: pochi soldi, maledetti e subito».

A proposito di cultura delle regole: per far votare correttamente i deputati abbiamo speso 450mila euro...

«In Europa, dove sono stato eletto per nove anni, nessuno si è mai sognato di fare il "pianista". Evidentemente c'è una diversità culturale di fondo».

Passiamo a un argomento un po` personale. È vero che sta scrivendo un romanzo d'amore intitolato la «Lista di Spagna»?

«Mi piacerebbe, ma non è vero. E vero, però, che la "Lista di Spagna" è il luogo dove per un decennio ho lavorato d'estate alla bancarella di souvenir di mio padre. E'a Venezia e si trova fra la Ferrovia e il ponte delle Guglie. Là ho imparato a dire i prezzi in tutte le lingue».

Come sono i rapporti fra lei e Tremonti? Stando a quanto lei ha detto in un'intervista, sembra ci sia una competizione ventennale...

«Meno tempo: Tremonti è arrivato dopo. Siamo solo di carattere diverso. Io sono di buon carattere: mi arrabbio, ma mi passa».

Si vuole scusare con gli studenti dell'Onda che ha definito "guerriglieri"?

«Neanche morto, finché ci sarà questa guerriglia autorappresentiva con le prime file che spingono e le seconde che filmano...».

Non teme di alimentare lo scontro?

«Non credo che una parola del sottoscritto alimenti lo scontro».

Gli studenti dell`Onda tengono i corsi di recupero a scuola, visto che non ci sono i fondi statali.

«Questa è la rappresentazione un po' edulcorata che ha fatto "Report". Ma ci sono tante iniziative, tanti studenti cattolici che fanno solidarietà».

Come affronterà la questione dei precari nella Pubblica amministrazione?

«La Cgil dice che sono 400mila. Li sto contando, saranno meno».

Ma il monitoraggio non è finito...

«Siamo a metà e statisticamente si possono fare delle previsioni».

Al di là dei numeri, con il blocco del turn over si è andati avanti con i contratti a termine.

«Lo dice la parola stessa, questi contratti sono temporanei. La norma Prodi-Nicolais li ha prorogati fino a tutto il 2009. Io dico, invece, che vanno fatte delle regolarizzazioni con concorso. Ci sono 30mila vincitori di concorsi mai entrati nella pubblica amministrazione. Ma la gran parte delle regolarizzazioni è già stata fatta: lo Stato non ha contratti a termine. Questi contratti sono tutti nelle regioni».

Hanno sorpreso le sue dichiarazioni sul fatto che non sarebbero più necessari gli ammortizzatori sociali che, invece, Marco Biagi aveva proposto.

«Biagi era un amico e collega. Dieci anni fa diceva che in Italia c'è il peggior mercato del lavoro. Io parlo di lui all'indicativo presente, per me è come fosse ancora vivo, e per questo posso permettermi di dire "non sono d'accordo" con lui sugli ammortizzatori sociali».

Altre domande dei lettori: perché, negli uffici pubblici, non mette i voti anche ai dirigenti? E i politici non dovrebbero essere anche loro sottoposti a un giudizio?

«Il pesce puzza dalla testa, quindi sui dirigenti sono d'accordo. Il giudizio per i politici invece si esprime attraverso le elezioni. Certo, era meglio quando nelle elezioni politiche c'era il sistema delle preferenze. Io stesso mi sentivo più libero allora».

Lei ce l'ha con Tremonti?

«È lui che ce l'ha con me»

C'è un esponente del centrosinistra che vorrebbe al governo?

«Sicuramente Enrico Letta

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