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La riforma del modello di difesa italiano predisposto dal governo punta a ''sacrificare le dimensioni dello strumento militare rispetto alla qualità e alla capacità operativa''. Lo ha spiegato oggi il Ministro della difesa, Giampaolo Di Paola, nel corso della sua audizione presso le Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato sulle linee di indirizzo per la revisione dello strumento militare. Con la revisione dello strumento militare l'Italia avrà a disposizione operativamente nel 2025 circa 180 velivoli da caccia, 90 Eurofighter (attualmente sono una sessantina) e 90 F-35.

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Rispondendo alle domande dei parlamentari, Di Paola è tornato a spiegare che, rispetto al modello del 2000, oggi ''non vi sono le risorse finanziarie'' per sostenere un apparato che, solo di personale, conta 190 mila effettivi.

''Non si tratta, quindi, di un sovradimensionamento ma di un sovradimensionamento rispetto alle risorse che il Parlamento sovrano ha assegnato''. Insomma, ha spiegato Di Paola nell'ultimo decennio ''non c'è stata una alimentazione sufficiente per quel sistema con il rischio che non si riescano più a garantire le missioni internazionali o che non si riesca più a lavorare con le forze armate degli altri Paesi''.

Il ministro, in questo senso, ha detto esplicitamente, che ''il sistema si sta sfasciando'' e che la riduzione dello strumento, previsto dal governo, si muoverà su tre direttrici, la razionalizzazione non solo del personale, ma anche della struttura e dei comandi.

Con la revisione dello strumento militare l'Italia avrà a disposizione operativamente nel 2025 circa 180 velivoli da caccia, 90 Eurofighter (attualmente sono una sessantina) e 90 F-35. Lo ha indicato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola nel seguito dell'audizione presso le Commissioni congiunte difesa di Camera e Senato. ''Mi sembra una linea ragionevole - ha detto Di Paola - gli aerei sono molto più performanti e non si tratta dunque di una sostituzione uno ad uno rispetto al passato. I 180 aerei operativi sono una realtà adeguata, macchine efficienti di prima classe''.

Rispetto al programma F-35, il ministro della Difesa, nel rispondere alle domande dei membri delle Commissioni, ha tenuto innanzitutto a precisare che la scelta di Cameri per l'assemblaggio si deve a ''condizioni di sicurezza e segretezza pretese dagli americani'', in un impianto che ''non è nostro ma dell'Alenia che ci lavora con altre ditte subfornitrici per l'assemblaggio finale, FACO, e per gli aggiornamenti dei nostri velivoli e per quelli di altri Paesi''. Sulle ricadute occupazionali e comunque sui ritorni per l'industria italiana il ministro ha quindi precisato che ''certezze assolute non ce ne sono ma che il lavoro di supporto dello Stato e della Difesa va in quella direzione, cioè di creare le condizioni ragionevoli perché questo avvenga'' in quanto ''senza assistenza governativa non si va da nessuna parte e infatti nessun altro paese si fa problemi di favorire l'industria nazionale della difesa, che oggi punta più all'esportazione che al mercato interno''. Di Paola ha anche confermato che nei prossimi mesi ''verranno piazzati gli ordini per i primi 3 F-35'' ai quali seguiranno ulteriori contratti per le diverse fasi del programma fino alla full production dal 2017. All'interno del programma F-35 Di Paola ha poi ribadito l'individuazione di 40 imprese italiane, comprese le PMI, con prodotti che possono essere concorrenziali e dunque vincenti.

Sui costi il ministro della Difesa ha ribadito che dipenderanno dal ''numero complessivo di velivoli in produzione'' e che le prime macchine costeranno di più.

''Oggi si stima intorno agli 80 milioni di dollari per i primi velivoli - ha concluso Di Paola - ma il costo potrebbe essere poi di 60 o 70 milioni. Comunque, giusto per capirci, se sapeste quanto è costato l'Eurofighter vi spaventereste, si tratta di un'ottima macchina ma parliamo di cifre doppie''.


 
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